Ci troviamo a Linosa, un’isola vulcanica situata nel Mar Mediterraneo centrale, appartenente all’arcipelago delle Isole Pelagie. Posta a circa 150 km dalla Sicilia e a circa 160 km dalle coste africane, rappresenta l’isola vulcanica più a sud della penisola italiana. Caratterizzata da suoli basaltici che supportano una vegetazione tipicamente mediterranea, annovera diverse specie endemiche, risultato di un isolamento geografico e di processi di speciazione insulare.

Linosa ospita una delle colonie europee più imponenti di berta maggiore (Calonectris diomedea scopoli), sottospecie endemica del Mediterraneo. Questo uccello marino appartiene all’ordine dei Procellariiformes, la cui etimologia latina “procella” significa “tempesta” e fa riferimento alla vita pelagica di questi straordinari animali. Infatti, le berte maggiori trascorrono gran parte della loro vita in mare aperto, affrontando lunghe migrazioni attraversando oceani; abili volatori sfruttano i venti e le correnti per risparmiare energia e si nutrono prevalentemente di piccoli pesci. La loro presenza sulla terraferma è limitata al solo periodo riproduttivo. Le berte si ritrovano infatti in isole remote, come Linosa, per nidificare ed allevare i pulcini in tarda primavera. La loro strategia di vita è vincente, con i lunghi viaggi di foraggiamento sfruttano al meglio le risorse marine, mentre minimizzano il rischio di predazione nidificando in aree remote e spesso senza predatori.

La colonia di Linosa si estende lungo le coste nere e frastagliate dell’isola, e proprio lì, tra gli anfratti, le grotte naturali e i tunnel di scorrimento, le berte maggiori trovano un habitat ideale per la nidificazione.
Questa colonia è oggetto di studi e programmi di conservazione, ed è stata stimata in circa in 12.000 coppie stabili, pari ad oltre il 60% della popolazione italiana e ad oltre il 20% della popolazione europea. Consapevoli del fatto però, che al giorno d’oggi è ancora impossibile stimare un numero preciso di individui nidificanti a Linosa, in quanto la morfologia della costa occupata dagli uccelli è caratterizzata da profonde fessure, anfratti e cunicoli.

La storia delle berte affonda le sue radici in leggende molto antiche, infatti, autori come Plinio, Ovidio e Strabone si riferivano alle Diomedee come quegli uccelli marini dalle urla gelide che interpretavano come un lugubre lamento, simile ad un pianto. I primi marinai greci crearono attorno a questi uccelli il mito delle Sirene, che nella mitologia greca erano rappresentate come creature per metà uccello e per metà donna. Con i loro canti notturni le Sirene (e cioè le Berte) incantavano i marinai in navigazione lungo le coste, con il rischio che le loro imbarcazioni si schiantassero sugli scogli.
Una delle caratteristiche più affascinanti di questi animali è la monogamia delle coppie. Le berte mantengono spesso lo stesso partner per tutta la vita. Il legame di coppia delle Berte è una vera e propria strategia riproduttiva a lungo termine: la longevità e la fedeltà di questi uccelli permetto loro di investire molto nella riproduzione e nella crescita di un pulcino, una scelta necessaria in ambienti marini dove la disponibilità di risorse può essere imprevedibile. Ogni anno, in primavera, i due partner si ritrovano nello stesso nido per celebrare ancora una volta la deposizione di un solo uovo. Si tratta della filopatria riproduttiva, un’altra strategia di vita!
Il termine deriva del greco “phylos” e “patria” (amore per la patria), ossia la tendenza di alcuni organismi a ritornare in determinato luogo per riprodursi. Nelle Berte Maggiori questo comportamento è così accurato che tutte le coppie della colonia, ogni anno, non solo riconoscono lo stesso sito riproduttivo, ma occupano esattamente lo stesso nido.
La storia d’amore delle Berte Maggiori non è quindi solo questione di romanticismo naturale, ma rappresenta una strategia evolutiva raffinata che consente loro di sopravvivere in un ambiente spesso ostile.

Questo giovane individuo appartiene al nido 75-2. Un nido che conosciamo molto bene!
È un punto di riferimento importante per noi ricercatori, poiché ospita una coppia di Berte Maggiori che vi ritorna ogni anno. Un appuntamento annuale lega i due partner e si chiama fedeltà al nido. L’osservazione di questa coppia, e delle altre 599 seguite da Berta maris, ci ha permesso di raccogliere preziosi dati sulla biologia delle berte, dai tempi di incubazione, all’allevamento dei piccoli, al successo riproduttivo e alle migrazioni.
Berta maris è un’associazione scientifica no-profit formata da un gruppo di giovani ricercatori, dedicata alla conservazione e alla protezione della biodiversità insulare. Concepita direttamente a Linosa, collabora con l’Università degli Studi di Palermo. Il focus principale è rivolto prevalentemente al monitoraggio e alla protezione della colonia di Berte Maggiori che nidificano sull’isola. Le attività di monitoraggio includono la raccolta di dati biometrici, dati relativi al successo riproduttivo e studi sul’ ecologia comportamentale tramite l’utilizzo di GPS, accelerometri e GLS.
L’impegno è quello valorizzare la biodiversità presente sull’isola di Linosa attraverso la ricerca scientifica e la sua efficace divulgazione. A tal proposito, a partire dal 2010 è stata definita una precisa porzione della colonia che è diventata l’area di studio, e che conta circa 600 nidi. Quest’ultimi sono stati georeferenziati ed etichettati singolarmente e per ogni nido sono stati inanellati i due riproduttori adulti. La loro occupazione viene verificata ogni anno al momento della deposizione. Complessivamente, dall’inizio del monitoraggio sono stati inanellati più di 7.000 uccelli, circa 4.000 adulti e 3.000 pulcini.
Parallelamente, sono state introdotte nuove tecnologie e approcci sperimentali per raccogliere nuovi dati. L’utilizzo di GPS, Geologalizzatori e sistemi Radar, ci ha permesso di svelare in dettaglio i movimenti migratori di questi uccelli marini.
Questo tipo di ricerca ha rivoluzionato la nostra comprensione sulla loro ecologia; risultati inaspettati e affascinanti mettono in luce la complessità delle strategie migratorie adottate indicando nuove direzioni per future ricerche.
Le femmine possono coprire distanze superiori a 40.000 km durante il loro viaggio invernale, raggiungendo il Sud Africa per poi virare verso il Nord America e ritornare a Linosa, mentre i maschi rimangono vicino alle coste dell’Africa occidentale. La differenza di migrazione tra maschi e femmine è ancora oggetto di studio; tuttavia, sembrerebbe esserci una coordinazione comportamentale o forse un comune effetto di riporto della precedente stagione riproduttiva che induce la coppia a svernare negli stessi luoghi.

(Dario D’Emanuele ©)
Animali sorprendenti le Berte, figlie delle onde e del cielo, capaci di adattarsi e sopravvivere nel grande mare. Il canto delle Sirene echeggia sul Mediterraneo da tempi lontani, fortunati coloro che potranno udire tale pianto velato dal mito e dalle leggende.




