In una mattinata insolitamente fresca di fine agosto, quattro ricercatori ed un fotografo si fanno strada attraverso il sottobosco umido delle abetaie di Campigna, nel cuore del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. I loro occhi sono fissi al letto di foglie e sterpaglie, alla ricerca di una pista lasciata dalle abitanti più numerose dell’area. Non tardano a trovarla: lunghe ed ordinate file di formiche fulve si diramano in tutte le direzioni, coprendo ogni frazione calpestabile di lettiera. Seguendo una delle tante scie, gli sguardi incrociano un alto cumulo di aghi d’abete e resina, un gioiello architettonico di entomologica fattura: si tratta del nido di queste intrepide esploratrici, un acervo. Ma di che formiche si tratta? E soprattutto, che cosa ci fanno qui?

L’identikit
Formica paralugubris appartiene al complesso Formica rufa, un gruppo di specie morfologicamente ed ecologicamente molto simili tra di loro e diffuse nelle fredde foreste temperate settentrionali euro-asiatiche. Questi insetti vantano una assoluta dominanza di tali ambienti, e sono abilissimi nello sfruttare appieno tutte le risorse disponibili: l’abbondanza di conifere consente loro di accumulare gli aghi caduti per costruire i propri mastodontici nidi, nei quali le colonie trovano un ambiente sicuro e termicamente isolato.


Se pensiamo che queste popolazioni sono estremamente efficienti nella predazione di artropodi, nella dispersione di semi e nutrienti e che smuovono ogni anno centinaia di metri cubi di suolo, ci rendiamo conto di trovarci davanti ad alcune delle più importanti specie ingegnere delle foreste fredde. Tassonomicamente parlando, la situazione di questo gruppo è estremamente complessa: forti somiglianze morfologiche ed ecologiche, un’alta variabilità intraspecifica e la tendenza all’ibridazione rende lo studio di questi animali per nulla banale. Non stupisce, quindi, che l’origine della qui presente F. paralugubris sia ancora oggetto di discussione: probabile ibrido di Formica aquilonia e Formica lugubris, venne plausibilmente sottoposta ad isolamento geografico sulle Prealpi italiane, all’incirca in contemporanea con l’ultimo periodo di glaciazione europeo, per poi espandersi nella regione delle Alpi Centro-Occidentali. L’immensa colonia protagonista della spedizione si trova però da tutt’altra parte: come è riuscita nell’ardua impresa di discendere le Alpi e insediarsi sugli Appennini toscani? La risposta, a dire il vero, è che non lo ha fatto. O meglio, non da sola.



La discesa dalle Alpi
Come spesso accade, quando troviamo una specie in una zona lontana dalla sua area di origine, l’essere umano ci ha messo lo zampino. E infatti, l’idea di trasportare queste formiche dalle Alpi in giro per l’Italia venne in mente all’entomologo Mario Pavan negli anni ’50: prendendo infatti spunto da alcuni studi condotti in Nord Europa, considerò le formiche rufa un valido alleato per la lotta biologica ai bruchi che si sviluppano a spese delle conifere. Per l’epoca, tali ricerche furono così innovative e convincenti che determinarono l’approvazione del piano: fu così che, nei decenni successivi, F. paralugubris venne rilasciata in tutta la penisola. Il successo fu molto variabile: alcune colonie non sopravvissero allo stress del trasferimento, mentre altre resistettero a stento per poi estinguersi; tuttavia, in alcuni luoghi, queste stremate viaggiatrici trovarono un ambiente idoneo, sicuro e non preparato al loro arrivo. Qui, purtroppo, la specie ha provocato drastiche diminuzioni nella quantità e diversità di artropodi: un prezzo piuttosto alto da pagare, soprattutto se l’obiettivo era una lotta biologica selettiva.


Come avrete forse intuito, una delle aree dove F. paralugubris ha saputo prosperare sono le Foreste Casentinesi. Ed è proprio lì che avevamo lasciato i nidi e i curiosi umani che li stavano osservando e che, nel frattempo, hanno iniziato a raccogliere riottose operaie e a scattare fotografie.


Wood Wide Ants
Wood Wide Ants (WWA) è un progetto nato dalla collaborazione di tre atenei italiani, con il supporto di vari enti europei, che ha lo scopo di sequenziare per la prima volta il genoma di F. paralugubris e di studiarne la variabilità genetica. L’intento è quello di scoprire le differenze genetiche tra le popolazioni alpine e appenniniche, di rivelare che cosa abbia portato al successo e all’insuccesso di questa specie in ambienti diversi, così come la sua storia evolutiva e tassonomica. In particolare, il progetto WWA rientra nella “Biodiversity Genomics”, ossia quel campo di ricerca che, unendo scienze genomiche, biologia evoluzionistica ed ecologia, si propone di sviscerare gli aspetti più nascosti, ma fondamentali, della variabilità genetica dei viventi, per comprendere come essa influenzi la biodiversità e l’evoluzione sul nostro Pianeta e tentare così di combattere la crisi della biodiversità. Questo approccio rappresenta in tal senso una svolta epocale, consentendoci di ottenere informazioni molto dettagliate sulla struttura del genoma degli organismi, nozioni fino a poco tempo fa acquisibili solo da pochissime specie (come l’uomo, il topo o il moscerino della frutta). Accanto alla ricerca, WWA si impegna poi a sviluppare progetti divulgativi, didattici, di Citizen Science e fotografici, con lo scopo di avvicinare il grande pubblico al mondo delle formiche e dell’entomologia, ma anche a quello delle ultime frontiere nella ricerca biologica.
Insomma, i tanti segreti di F. paralugubris diverranno presto una preziosa fonte di conoscenza collettiva!

Bibliografia
1. Seifert, Bernhard. The Ants of Central and Northern Europe; Lutra Verlags und Vertriebsgesellschaft: Tauer, Germania, 2018
2. Stockan, J.A.; Robinson, E.J.H. Wood Ant Ecology and Conservation; Cambridge University Press: Cambridge, UK, 2016
3. Wiswell, Hayley. Guide to the Wood Ants of the UK and related species; Cairngorms National Park Authority: Grantown-on-Spey, UK, 2021.
4. Pavan, Mario. Attività italiana per la lotta biologica con formiche del gruppo Formica rufa contro gli insetti dannosi delle foreste; Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste: Roma, Italia, 1959
5. Pavan, Mario. Utilità delle formiche del gruppo Formica rufa: Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste: Roma, Italia, 1981





