
di Riccardo Cicala
Cosa significa resistenza? Per fortuna, di questi tempi, la parola resistenza è sempre più ricordata, pronunciata e onorata, spesso urlata a gran voce. Ma, effettivamente, quanto margine abbiamo a disposizione per poter fare di questa parola un baluardo? E se la resistenza non fosse solo un atto politico del genere umano? E se questa parola potesse anche descrivere l’atto di vivere nel mondo affermando la propria esistenza e, a tutti gli effetti, autodeterminandosi contrariamente ad agenti esterni che esercitano oppressione? E se non fosse solo per gli umani la lotta contro l’invasione dei propri confini e la vessazione dei propri corpi? A questo punto, la domanda da porsi è: esiste la resistenza animale?
Una bellissima e, per certi versi, avvincente riflessione su una domanda di questo calibro è possibile affrontarla leggendo La vendetta delle orche e altre storie di resistenza animale, scritto da Roberto Inchingolo (Codice Edizioni, 2024), naturalista e divulgatore scientifico. Il saggio, che trae il suo titolo dall’ormai conosciuto fenomeno che vede gruppi di orche attaccare le imbarcazioni costituisce una piccola ma articolata rassegna di vicende in cui animali selvatici e non solo vengono osservati reagire alla presenza umana, non unicamente secondo istinto immediato ma soprattutto in un contesto che può essere definito culturale: grazie a un compendio di racconti, articoli scientifici e studi, Inchingolo riesce a sostenere la grande responsabilità di trattare un argomento di delicata forse troppo, considerazione socio-politica e a preparare per un ampio pubblico di lettori e lettrici un discorso completo di dettagli e insieme accessibile, in una collaborazione fluida tra ricerca in ambito bio-ecologico ed etologico e una divulgazione accattivante, fresca e che, con toni ironici, presenta al genere umano il conto delle proprie azioni e del proprio ruolo nel pianeta blu; un conto a dir poco salato.

Le possibilità che offre la lettura de La vendetta delle orche sono quindi molto importanti: non è certamente scontato venire a conoscenza di quanto le bestie siano simili a noi nei processi culturali. Al contrario, è forse molto più diffusa una concezione automatizzata degli animali, come se questi vivessere solo e unicamente secondo impulsi legati al doversi nutrire e ci mettessero millenni prima di sviluppare qualsiasi caratteristica funzionale alla sopravvivenza. Gli animali si adattano velocemente ad alcuni cambiamenti poiché osservano e, alla loro maniera, traggono conclusioni volte a reazioni ben precise, che possono essere di rivolta, migrazione o azione; riescono a farlo perché, proprio come noi, comunicano e tramandano conoscenza e informazioni lungo le loro società e nelle generazioni: lo fanno i cinghiali e gli orsi nel rapportarsi ai nostri centri urbani, lo fanno gli elefanti sulle terre arse delle savane africane o delle praterie indiane, così come lo fanno orche ecapodogli negli oceani, osservati a organizzarsi in azioni di respingimento o addirittura attacco nei confronti degli umani e le loro protesi tecnologiche. L’intelligenza e la cultura animali, insomma, sono sempre sotto processo pure di fronte a innegabili evidenze che dimostrano processi cognitivi ben chiari in riferimento al rapporto che questi hanno con noi e ciò che da noi proviene. Che sia per fini utilitaristici o di sopravvivenza, difesa e preservazione, gli animali hanno bene in mente cosa siamo. Un lupo ci osserva da prima ancora che noi possiamo accorgerci della sua presenza nei sentieri, non siamo certo noi l’unica sentinella efficiente nell’osservazione del mondo, al contrario siamo forse lontani dall’esserlo.
Non solo, Inchingolo, come anticipato qualche rigo più in alto, interpreta con rigore e onestà le vicende e gli studi di cui costituisce il suo manifesto, strutturando un discorso che non si fermi a descrivere ciò che stiamo imparando sugli animali, ma che includa l’azione umana nelle cause dei comportamenti animali che consideriamo “problematici”: egli illustra come le modifiche che abbiamo apportato agli habitat del nostro pianeta influenzino l’ecologia della fauna selvatica e degli animali che abbiamo addomesticato; con coraggio ridefinisce i significati di confini e origine,rendendo al regno animale ciò di cui è padrone quanto noi, se non in maggior misura: la terra. Di chi è il bosco che abbiamo arbitrariamente rimodulato costruendo sentieri? Di chi è quel perimetro di terra dove la vita selvatica svolgeva il suo corso e nel quale noi abbiamo edificato le nostre città, tutt’altro che ecologiche?

Sebbene l’autore tenga a specificare la difficoltà di attribuire una connotazione politica al discorso che costruisce, è impossibile non notare con quanta audacia Inchingolo sia capace di riflettere l’intero sistema che descrive su quelle che dovrebbero essere invece le nostre scelte politiche e sulla considerazione che dovremmo riservare alla natura selvatica e a chi la abita. Leggere La vendetta delle orche e altre storie di resistenza animale significa varcare una prima soglia che si affacci su un quadro nitido del mondo naturale, dove non vengono fatti sconti all’azione incontrollata dell’uomo e dove le bestie non vengono dipinte, bensì descritte con rispetto e onestà.
Attraverso storie di stra-ordinaria rivalsa e saggezza animale, tra cinghiali che si riappropriano della terra oltre gli alberi, cigni che proteggono la prole, elefanti che riconoscono i propri aguzzini e orche che spodestano le nostre imbarcazioni, Roberto Inchingolo ci permette non solo di comprendere un aspetto del mondo oscurato dalla propaganda del dominio e del profitto, ma di vivere un’avventura a passo di una vita animale che non conosciamo: immergersi in questa lettura è quindi un importante viaggio a fianco delle bestie verso la possibilità di un mondo più giusto, un mondo migliore.

Cenni sull’autore

Roberto Inchingolo è un naturalista e divulgatore scientifico, laureato in Scienze naturali presso l’Università di Bologna e con un master in Comunicazione della scienza presso la Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste. Svolge la sua professione di divulgatore lavorando per istituti (Human Brain Project a Marsiglia, Università di Cambridge, Institute of Cancer Research di Londra) e testate online (Il Tascabile), nonché per l’editoria: è autore di Perché ci piace il pericolo (Sironi, 2013), Zoocrazia. La vita politica degli animali (Durango Edizioni, 2021) e La vendetta delle orche, (Codice, 2024), il suo ultimo libro


