Bentornato grifone

La reintroduzione dell’avvoltoio nel sud Sardegna

di Marco Corda


I due turisti arrancano affaticati nell’ultimo tratto di salita polverosa. Ancora poche centinaia di metri e avranno raggiunto la loro meta. Sono venuti dalla Germania, alla scoperta delle inestimabili ricchezze naturalistiche dell’isola e sono arrivati sino ai monti del Parteolla, nella Sardegna meridionale.

Il nuraghe “S’Omu e s’Orcu” si mostra ora in tutta la sua magnificenza: letteralmente tradotto in “La Casa dell’Orco” ha da sempre alimentato antiche leggende e aneddoti curiosi tra gli abitanti del sottostante paese di Dolianova. Dell’antica fortezza, oggi, non resta che la torre principale; tutto attorno è un caos di pietre incrostate da licheni e mura riadattate a ricoveri per il bestiame in epoche recenti, eppure nella sua immobilità riesce a rievocare le vicissitudini di un’arcaica civiltà guerriera che ha lasciato il segno nella storia. Improvvisamente, compare un grifone che sorvola maestoso la vallata sottostante, i due turisti sorpresi fanno il pieno di emozioni, osservano ipnotizzati il lento volo che, placidamente cavalca le correnti termiche ascensionali, si dicono qualcosa. Uno dei due, estasiato, prende il cellulare e scatta delle fotografie mentre la solenne sagoma li osserva curioso roteando a breve distanza. Chissà se sono consapevoli di aver appena documentato il ritorno di una chimera dopo un’assenza durata oltre settant’anni.

Ipnotico volo dei grifoni nei cieli di Parteolla (Marco Corda ©).

Anch’io mi godo il momento, sono nascosto tra l’intrico di un macchione di lentisco sulla cima di una parete granitica. Seguo il rapace senza perderlo di vista con il cannocchiale e prendo appunti sul quaderno di campo: esemplare giovane, in termica, diretto a sud ovest; seconda, terza e quarta remigante dell’ala sinistra decolorata di bianco, due anelli gialli e rossi nella zampa destra, anello arancione su zampa sinistra; le marcature non lasciano dubbi, si tratta di Gerrei, un grifone spagnolo con una missione importante: essere uno dei capostipiti della nuova colonia che avrà l’arduo compito di ricolonizzare i territori del sud della Sardegna.

Gerrei, poco prima del tramonto su un suo posatoio abituale (Marco Corda ©).

Intorno alla metà del secolo scorso il grifone ha subito un forte calo demografico in tutta l’isola: l’uso indiscriminato di esche e bocconi avvelenati, per contrastare vigliaccamente cani randagi e volpi, il bracconaggio legato al collezionismo, la forte antropizzazione con il conseguente aumento di linee elettriche anche negli areali montani, ed infine la diminuzione di morie del bestiame legate all’avvento dei farmaci veterinari, hanno ridotto lentamente la popolazione di questo splendido rapace sino alla totale scomparsa tra gli anni sessanta e settanta. Solo una sparuta popolazione, nel nord-ovest dell’isola, si salvò dall’eccidio nella costa tra Bosa e Alghero.

Oggi, grazie al progetto Life Safe For Vultures (https://www.lifesafeforvultures.eu), prosecuzione naturale del precedente Life Under Griffon Wings, (che ha portato eccellenti risultati aumentando notevolmente l’autoctona popolazione nella parte nord-occidentale dell’isola) si sta attuando un’importante azione di ripopolamento. Nel maggio del 2023 sono stati liberati in una tecnologica voliera di acclimatazione, nel territorio di Villasalto, dodici esemplari provenienti dalla Spagna, alla quale si sono aggiunti successivamente tre individui sardi recuperati in difficoltà tra l’estate e l’autunno. Il 9 aprile 2024 è stato liberato il primo contingente di quindici grifoni che sin da subito ha dimostrato una forte adattabilità ai nuovi territori. Gli strumenti GPS, installati su alcuni individui, ci hanno permesso di scoprire le loro rotte segrete, dimostrando un incredibile senso di orientamento e forte memoria fotografica. Il progetto entra ora nel vivo, nella voliera sono giunti altri ventuno esemplari che verranno liberati prossimamente ed andranno a integrarsi alla nascente colonia del sud Sardegna.

In attesa delle correnti termiche i grifoni si dedicano alla minuziosa pulizia del piumaggio (Marco Corda ©).

Quando conobbi Tziu Antòni era già avanti con l’età, un contorto bastone in olivastro lo aiutava negli spostamenti, ma la sua andatura snella seppur claudicante confermava un passato da capraro trascorso con privazioni e sacrifici nelle montagne tra Dolianova, Sinnai e Burcei. Andavo a trovarlo spesso per carpirli storie antiche, come quella dell’ultima cerva di Dolianova, uccisa dopo lunghi appostamenti con l’amara consapevolezza che fosse “l’ultima” e ancora storie di banditi, di sequestri di persona, di furti di bestiame e di faide. Tra tutti, l’aneddoto che più mi affascinava era quello sui grifoni negli anni Quaranta: Pira Fèrida è un pianoro d’alta quota tormentato dagli incendi, che anno dopo anno hanno ridotto a una distesa brulla e arida ricoperta da una fitta coltre di cisto marino. Con i vicini di pascolo non scorre buon sangue, così quando una delle migliori capre del gregge venne a mancare si aprì subito la pista del furto malintenzionato. “Parianta très omines”, sembravano tre uomini seduti su una roccia, i grifoni che avevano scoperto la capra morta per cause naturali, e dopo essersi saziati per bene, inscenavano una tenebrosa veglia funebre. Della capra non rimasero che le ossa e le corna. Da perfetti spazzini della natura, nel giro di qualche ora avevano smantellato la carcassa, evitando così anche il proliferare di malattie. Lui li vedeva spesso i grifoni, arrivavano anche da lontano, forse dalla vicina catena dei Sette Fratelli, sorvolavano pazientemente ogni vallata alla ricerca di animali morti su cui potersi alimentare, proiettando le loro grandi ombre al suolo. Poi arrivò il veleno, una carcassa d’asino imbottita di stricnina pose fine alla parola “avvoltoio” sui monti di Dolianova: ne morirono a decine, insieme a corvi e cornacchie ed altri rapaci. Da allora quelle montagne sono diventate più povere.

Ora le cose stanno cambiando ed i grifoni-pionieri stanno nuovamente esplorando quelle lande brulle e desolate dove resiste ancora un’attività pastorale basata sull’allevamento semi-brado. È necessaria una capillare campagna di sensibilizzazione da parte di tutti gli organi competenti, che coinvolga cacciatori, escursionisti ed allevatori, veri custodi del territorio, oltre a incontri formativi nelle scuole e con i cittadini. L’avvoltoio grifone è un prezioso alleato ed il suo ruolo è indispensabile negli ecosistemi. Gli allevatori ne trarranno infiniti benefici mentre le intere comunità potranno vantare di un meraviglioso valore aggiunto nel proprio territorio, anche sotto il punto di vista dello sviluppo turistico.

In oltre dieci anni ho ripreso centinaia di grifoni in svariati contesti, sia in Sardegna che all’estero. Ma l’emozione più grande l’ho vissuta proprio sulle montagne di casa, dove ho avuto il privilegio di poter assistere al primo pasto in natura dopo circa settant’anni.

Alba nei monti di Dolianova (Marco Corda ©).
Dal diario di campo

Agosto 2024, pendici di Bruncu Salamu, Dolianova.

Della carcassa della vacca è rimasto ben poco, i grifoni l’hanno scoperta il secondo giorno e da allora non si sono più allontanati. Il capanno è un riparo improvvisato usando il poco che l’ambiente aveva da offrirmi, un vecchio telo militare e un intrico di spinosi rami di perastro, che mi occultano perfettamente. Le cornacchie sono ottime consigliere, non notano il capanno e subito scendono a banchettare tranquille già dalle prime luci dell’alba. È la garanzia che occorre ai grifoni per poter iniziare il lauto pasto. Non tardano ad arrivare, sono due e atterrano goffamente sulla carcassa. Mangiano pacifici e silenziosi, nessun soffio rauco di minaccia, nessuna beccata improvvisa e nessun altro atteggiamento dimostrativo e intimidatorio osservato tante altre volte durante i tumultuosi pasti, dove a contendersi gli spazi sono decine di animali. Mangiano tranquilli, consapevoli di essere gli unici fruitori di quella ricchezza per oltre un’ora, poi una volta sazi, dopo una breve corsa sul terreno spiccano il volo coronando le cime del Parteolla e quelle dei miei sogni.

Due giovani grifoni si alimentano su una carcassa di vacca (Marco Corda ©).

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