Polcevera, il fiume che resiste

di Silvio Vintaloro

Vivo a Genova Pontedecimo dal 2019. Non avendo radici nella Val Polcevera, quando sono arrivato qui non avevo alcun legame con il fiume che attraversa questa parte periferica della città. Il Polcevera era per me un semplice “corso d’acqua che scorre tra quartieri”.

Torrente Polcevera, novembre 2025

Nel 2022, iniziando a dedicare più tempo alla fotografia naturalistica, ho cominciato a percorrere le sue sponde con regolarità, soprattutto nei fine settimana. All’inizio la mia intenzione era semplicemente quella di trovare un luogo vicino casa dove fare pratica con la macchina fotografica. Con il tempo, però, è emerso un quadro molto più complesso e interessante di quanto immaginassi.

Il Polcevera viene spesso raccontato attraverso cronache di problemi ambientali e di piene, ma in realtà presenta un’attività naturale costante. L’avifauna è più presente di quanto sembri e la vegetazione si rigenera anche negli spazi più difficili. Le mie uscite fotografiche hanno quindi coniugato la parte pratica con quella esplorativa, con l’obiettivo di documentare il torrente per ciò che è realmente, ovvero un ambiente difficile, ma costantemente attivo.

Per chi è nato a Genova, il Polcevera è un luogo che nel tempo è stato associato più ai rischi che alle opportunità. Questa percezione influenza il modo in cui viene guardato. La sua immagine pubblica è quasi esclusivamente quella di un corso d’acqua problematico, da controllare più che da osservare.

Essendo nato e vissuto in un’altra regione, personalmente non avevo questa percezione. Il torrente per me non era un elemento del passato, ma un luogo nuovo da osservare e interpretare nel presente. Proprio questo mi ha permesso di notare dinamiche che molti residenti non notano più. Le osservazioni raccolte nelle mie uscite mostrano un quadro chiaro: il Polcevera non è un ambiente privo di vita. Al contrario, ospita una fauna urbana con grande spirito di adattamento, e dinamiche ecologiche costanti. Uno degli esempi più forti e significativi, è la presenza ormai stabile di ardeidi (aironi e garzette, fra tutti).

Garzetta nel torrente Polcevera, ottobre 2025

Tra gli incontri più frequenti vi sono quelli con gli aironi cenerini. Questi ultimi si posizionano in prossimità delle zone di acqua bassa, approfittando delle ombre e della minor presenza umana. Sono animali che sfruttano perfettamente gli spazi, come porzioni di alveo in cui il flusso di acqua rallenta. Dopo le piene si formano accumuli di rami e materiale trascinato dalla corrente. La presenza di rifiuti è un elemento evidente: plastiche e rottami vengono usati molto spesso come vere e proprie “piattaforme” per la pesca degli aironi. Questo è chiaramente uno dei segnali più importanti di adattamento in un contesto che presenta, comunque, delle controversie.

Silhouette airone cenerino, ottobre 2025

Le pozze residue di acqua lasciate dalle piene (e non solo) attirano germani reali, ballerine gialle, ballerine bianche e cutrettole. Gli uccelli utilizzano questi ambienti per alimentarsi, dimostrando come anche spazi considerati “degradati” da noi umani possano generare processi ecologici. Da citare anche una buona presenza, sempre più importante, di esemplari di martin pescatore negli ultimi mesi.

Martin pescatore, novembre 2025

Il Polcevera presenta elementi tipici di un contesto urbano: strutture in cemento, detriti portati dalla corrente e diverse aree industriali dismesse. Questa presenza umana massiccia condiziona fortemente l’ambiente circostante. Tuttavia, il torrente riesce a conservare dei processi naturali, ad esempio l’equilibrio tra prede e predatori Siamo di

fronte a un ambiente naturale non proprio tradizionale, ma comunque un luogo dove elementi naturali e urbani convivono in un equilibrio spesso instabile, ma attivo. Instabile perché il fiume è soggetto a continue variazioni: piene improvvise, interventi di manutenzione, presenza di infrastrutture e modifiche dell’alveo che alterano frequentemente le condizioni ambientali.

La mia fotografia, e il progetto da cui nasce questo articolo, non cerca di abbellire il fiume, né di trasformarlo in quello che non è. L’obiettivo è quello di descriverlo come un ambiente reale, con criticità e processi naturali che convivono. Il rapporto uomo-natura è evidente proprio nei contesti più complessi e il Polcevera rappresenta proprio un caso interessante per comprendere come la natura risponde e si adatta alla costante mano dell’uomo, trovando nuovi equilibri in uno spazio segnato dal cemento. Una resistenza silenziosa che si manifesta nella presenza dell’avifauna lungo il torrente.

Cemento nel Polvecera, novembre 2025

Dalla mia osservazione sul campo emergono alcuni aspetti: gli animali selezionano diversi microhabitat disponibili, le zone “disturbate” diventano fonte di opportunità, la presenza umana non elimina del tutto le dinamiche naturali, ma le trasforma. Tutto questo porta a una semplice riflessione: la natura cambia forma e resiste, nonostante tutto. In questo ultimo anno di osservazione, ciò che emerge è che il Polcevera è un ambiente ibrido, in continua evoluzione.

Ho scelto questo torrente per una ragione ben precisa: documentare l’ambiente solo nei luoghi esteticamente apprezzati rischia di dare una visione parziale della biodiversità esistente nel mondo reale. I corsi d’acqua urbani, invece, proprio come il Polcevera, rappresentano una complessità maggiore perché gli animali hanno bisogno di adattarsi a disturbi continui e spazi, a volte, ridotti. Ho quindi privilegiato l’aspetto documentaristico, a discapito della ricerca del “bello” della natura.


Tra le altre cose, gli ambienti periferici sono tra quelli più esposti ai cambiamenti climatici e alle trasformazioni. Non sono un professore, né un esperto, né un tecnico, ma documentare oggi il Polcevera può consentire di creare una traccia utile per il futuro, in termini di impatto ambientale e non solo. Il progetto fotografico che ho sviluppato nasce da tutti questi elementi: la natura è sempre vicina a noi. Anche ai margini della città e quindi nelle zone che non vengono considerate ambienti naturali, ma che di fatto lo sono davvero.

La natura trova sempre il suo appoggio. Cormorano, Genova, ottobre 2025

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