Oltre i pascoli della Lessinia – Nel regno della natura selvaggia

di Manuel Panarotto & Ottavio 🐾

Il progetto del libro “Oltre i pascoli della Lessinia – Nel regno della natura selvaggia” nasce dal desiderio di raccontare e valorizzare l’incredibile patrimonio di biodiversità che abita l’altopiano della Lessinia, un territorio che si estende tra le province di Verona, Trento e Vicenza, attraverso le nostre esperienze sul campo.

Un luogo dominato dai pascoli, ma che custodisce anche boschi silenziosi e misteriosi, dove la natura si esprime in tutta la sua forza e delicatezza.

Oltre quei pascoli, si cela un mondo sorprendente, dove gli abitanti di quelle terre ci hanno regalato incontri emozionanti e irripetibili, accompagnandoci attraverso i cambiamenti ed i ritmi che ogni stagione porta con sé nella vita selvatica.

Nel corso dei tre anni di progetto, insieme al mio fedele assistente a quattro zampe, Ottavio, abbiamo avuto il privilegio di essere spettatori rispettosi, attenti e silenziosi di un percorso che attraversa l’intero anno naturale, con i suoi avvenimenti, i suoi mutamenti e le sue continue sorprese. Una natura viva, autentica e selvaggia.

In queste pagine raccontiamo l’inizio della nostra avventura: i primi passi mossi tra i sentieri dei Monti Lessini, nell’estate del 2021, durante un’escursione sul Corno d’Aquilio.
Ricordo ancora il nostro primo incontro con “gli amici del bosco” lessini: un camoscio che brucava tranquillo tra i pascoli, completamente indisturbato.

I miei occhi erano colmi di stupore e meraviglia in quanto avevo avuto la fortuna di poter osservare insieme al mio piccolo compagno di viaggi quella bellissima creatura che popola una parte di quel territorio. Andando a casa, pensavo e ripensavo a quell’incontro e l’idea di poterlo rivivere mi faceva sorridere, emozionare.

Da quel giorno, queste montagne sono diventate per noi molto più di un luogo da esplorare, una seconda casa, un rifugio dell’anima.

La curiosità ci ha guidati oltre ogni confine conosciuto, portandoci a incontri inattesi, a emozioni intense e a paesaggi che lasciano senza fiato.

È difficile dimenticare uno dei primi incontri che abbiamo avuto il privilegio di vivere con la volpe.
Era inverno, e il paesaggio intorno a noi era avvolto da un silenzio ovattato: la neve rendeva tutto più morbido, più candido, quasi sospeso nel tempo.
Nonostante la morsa del freddo si facesse sentire con insistenza, dopo poco più di un’ora di appostamento i nostri cuori hanno cominciato a battere forte, a scaldarsi alla vista di quella figura elegante, la sagoma sottile ed il folto manto arancione che si stagliava con grazia sul bianco della neve.

Iniziai a scattare qualche fotografia, mentre lei, attenta e leggera, cercava qualche piccola preda. Mi muovevo con cautela, attento a non farmi scoprire né a disturbarla.
Fu allora che mi accorsi dello sguardo di Ottavio: completamente immobile dietro al telo mimetico, osservava la volpe con concentrazione assoluta, come se nient’altro esistesse in quel momento.
Quando la vidi riprendere il suo cammino e scomparire nel bosco, mi scappò un sorriso. Mi sentii immensamente fortunato per aver potuto condividere un’esperienza così pura insieme al mio piccolo compagno.

Col passare del tempo mi sono accorto che, tra le molte specie incontrate lungo il nostro cammino come caprioli, cervi, lupi, cinghiali, tassi e tante altre, la volpe ha sempre occupato un posto speciale per me e soprattutto per Ottavio.

Con l’ascesa della primavera, l’aria circostante assume un sapore diverso e nel regno animale si manifestano cambiamenti in corso. Piccole presenze si apprestano ad emergere dal loro letargo in un clima che promette ancora delle soprese.

Era appena iniziato il mese di aprile, un’ultima carezza d’inverno si era fatta sentire, portando con sé una flebile nevicata che aveva delicatamente pennellato l’altopiano della Lessinia. Questa tenera coltre di neve, come una tavolozza magica aveva reso ancora più luminosi gli alti pascoli, avvolgendoli con la sua bellezza silenziosa.

Il sentiero si snoda dinanzi a noi, mentre ci apprestiamo per l’ennesima passeggiata consapevoli che ogni passo potrebbe riservarci un’emozione unica. La pace che ci circonda avvolge tutto con la sua delicatezza, facendoci sentieri leggeri e sereni.

In questi momenti, la morbidezza dell’alba si fonde con l’attenzione vigile del mio piccolo assistente pelosetto, il suo fiuto e il suo istinto affinato catturano ogni sussurro del bosco, guidandoci verso incontri incantevoli. Spesso, il suo sguardo attento viene rapito dalla dorsale che si staglia a Nord, dove, coppie di caprioli si nutrono dell’erbetta fresca al chiarore incipiente dell’aurora.

In quella mattina, il sentiero ormai a noi familiare, sembrava trasudare un clima di mistero mentre Ottavio, con il suo animo vibrante di curiosità e il fiuto teso all’aria, palpava l’atmosfera circostante.

Ignari di ciò che il destino aveva in serbo per noi, fu proprio in quell’occasione che davanti ai nostri occhi si manifestò un essere davvero speciale ed elusivo, un qualcosa che non avevamo ancora avuto la fortuna di incontrare sul nostro terreno tracciato, il quale predilige vivere principalmente in foreste e ambienti boschivi, scavando grosse tane dove vi si rifugia durante le ore diurne rendendo estremamente elusiva la propria presenza.

L’attenzione di Ottavio era diversa dal solito mentre scrutava l’orizzonte con il suo sguardo curioso, animata da una profonda ed insolita curiosità.

Improvvisamente, dalla penombra, emerse sul crinale una figura un po’ goffa nei suoi movimenti frenetici. Inizialmente pensai che trattasse di una volpe, ma non appena guardai attraverso il binocolo, la realtà mi colpì come un fulmine a ciel sereno: mi resi subito conto che si trattava di una creatura diversa, con un corpo basso e tozzo, zampe corte e una testa piccola.

Ma soprattutto, notai quell’inconfondibile mascherina bianca e nera sul suo piccolo musetto, a quel punto, un brivido di emozione attraversò il mio corpo e, con un sospiro, sussurrai dentro di me: tasso, è un tasso!

La natura ci aveva svelato ancora una volta la sua imprevedibilità, sottolineando quanto sia incerto il corso degli eventi, mentre, nel profondo silenzio dell’appostamento, il ricordo di quell’incontro recente mi avvolgeva, scuotendo le fondamenta delle mie emozioni.

Settembre è un mese davvero speciale in natura, il caldo inizia piano piano a lasciar spazio alla frescura e l’autunno bussa timidamente alle porte.

I cervi iniziano i loro maestosi rituali di corteggiamento, i loro bramiti risuonano nell’aria frizzante del mattino come un anticipo richiamo. È un suono che vibra nell’anima, evocando immagini di imponenti maschi che si sfidano in duelli intensi.

Ogni bramito è un’affermazione di presenza, un’esplosione di virilità che riecheggia tra gli alberi, creando un’atmosfera carica di emozione e mistero.

Le nebbie mattutine si sollevano leggere, svelando le sagome eleganti dei cervi che si muovono lentamente alle prime luci dell’aurora. È uno spettacolo mozzafiato, un momento in cui la natura rivela tutta la sua bellezza più cruda e potente.

Con i suoi colori cangianti e l’aria fresca, diventa il palcoscenico perfetto per questo affascinante spettacolo di vita, forza e amore dove magnifiche presenze si contengono l’harem.

Così, ci muovevamo nel buio muniti di una piccolissima torcia, la cui luce delicata illuminava lievemente il sentiero tracciato davanti a noi. Cercando di non arrecare troppo disturbo, camminavamo in punta di piedi nel silenzio della notte, aspettando che il sole iniziasse a rivelare nuovamente la sua nascita.

Aspettavamo in silenzio, respirando a pieni polmoni quell’aria carica di vitalità, consapevoli che stavamo assistendo a un rituale eterno, un ciclo di vita che si ripete da millenni.

I primi spiragli di luce si facevano strada nel cielo, l’orizzonte iniziava a tingersi di sfumature rosate e dorate rivelando piano piano la vita che si celava nell’ombra.

Fu un chiaro segnale per il re della foresta che, con grazia e solennità, iniziò ad abbandonare il pascolo per far ritorno nel bosco. Lo vedemmo avanzare nella penombra, un incedere lento e sicuro che emanava un’aura di potere e fermezza.

La luce era ancora troppo tenue per scattare, tuttavia, ma ci sentivamo privilegiati nel poter ammirare a occhio tutta la sua imponenza e regalità. Un bellissimo maschio con sei punte per palco stava sfilando lentamente verso di noi.

Ottavio, l’osservava timoroso ma al contempo incuriosito, mentre io ero completamente ammaliato dalla sua prestanza. Mi sentivo già fortunato solamente nell’assistere a quella scena, quando, tutto d’un tratto, il cervo si fermò esattamente a non più di venti metri circa di fronte a noi, bramendo prepotentemente in due occasioni.

Mi resi conto di quanto fossimo piccoli di fronte alla grandezza della natura e di come ogni giorno ci offra l’opportunità di ammirare meraviglie inaspettate e toccanti, quell’istante rimarrà per sempre impresso nella mia memoria, un ricordo prezioso di un incontro straordinario.

Questo progetto è stato un viaggio di studio, di scoperta e di meraviglia: un invito a guardare con occhi nuovi la Lessinia e a lasciarsi sorprendere dalla sua bellezza silenziosa.

È, al tempo stesso, un invito a rallentare, ad immergersi nei silenzi e nei suoni della natura, a lasciarsi sorprendere da ciò che ci circonda ed a custodirla con rispetto.

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