Saturnia pavoniella

di Elisa Confortini

Mi hanno sempre affascinato i poteri dei ferormoni, queste sostanze invisibili secrete dagli organismi viventi, che non agiscono sull’individuo che le secerne, come gli ormoni, ma su altri individui della stessa specie influenzandone il comportamento. Tra le funzioni principali dei ferormoni c’è la marcatura del territorio, il tracciamento di percorsi (comune negli insetti), il riconoscimento tra madre e piccolo e il richiamo sessuale per la riproduzione. Questi messaggi chimici, infatti viaggiano nell’aria e sono capaci di attrarre un partner anche a chilometri di distanza. Ne leggevo da bambina e non riuscivo a crederci. Ho sempre voluto poter assistere a questa magia, perché così appariva ai miei occhi, ed è successo, molti anni dopo, grazie alla pavonia minore (Saturnia pavoniella), una bella farfalla eurasiatica, che appartiene alla Famiglia dei Saturnidi, presente in tutta Italia.

 

Si tratta di una falena monovoltina, ossia che ha una sola generazione annua. Gli adulti presentano uno spiccato dimorfismo sessuale; i maschi, più piccoli delle femmine, sono di un vivace color arancione e rosso scuro, le femmine sono più grandi, arrivano fino a 95 mm di apertura alare, sono di colore marroncino-grigio con sfumature bordeaux e hanno un addome tozzo che contiene le uova. Anche il comportamento nei due sessi è diverso, la femmina ha un’attività prevalentemente notturna mentre i maschi volano rapidamente di giorno alla frenetica ricerca delle compagne, guidati dai misteriosi ferormoni captati dalle loro grandi antenne bipettinate.

Femmina in attesa nei rovi mentre un maschio vola sullo sfondo

Gli adulti di Saturnia hanno come unico scopo quello di riprodursi; la natura ha facilitato loro il compito evitando che possano dedicarsi ad altre attività come quella di nutrirsi; hanno infatti l’apparato boccale atrofizzato e possono vivere solo il tempo necessario ad accoppiarsi e deporre le uova. L’accoppiamento avviene nel pomeriggio, poi all’imbrunire la femmina fecondata si invola e comincia a deporre circa 150-200 uova. Queste ultime sono cilindriche, di 2 mm circa, di colore bianco/marrone e vengono deposte a gruppi di norma sulla pianta nutrice.

I bruchi, al primo stadio sono di color nero e vivono gregari sulle foglie in prossimità del luogo di schiusa, dalla terza muta si disperdono ed assumono progressivamente una livrea verde con tubercoli gialli, mimetica rispetto al colore delle foglie tra le quali si nascondono. Continuano ad accrescersi fino a misurare 10 cm di lunghezza. A questo punto tessono un bozzolo a forma di pera tra i rami e restano in questo stadio fino alla primavera successiva. 

Lo sfarfallamento avviene nelle regioni centro-meridionali da febbraio ad aprile, sulle Alpi e nel settore appenninico può protrarsi fino a maggio. Dopo aver rotto la pupa ed essere uscita dal bozzolo la farfalla cerca il primo appiglio per poter distendere le ali.

 

La schiusa delle uova

Così un anno è trascorso e un ciclo si è compiuto, gli adulti concentrano nuovamente tutte le loro energie nella riproduzione della specie. Un susseguirsi quasi ritmico di frenesia e attese, così lontano dai nostri sguardi. Ma quando troviamo il tempo per osservare possiamo cogliere lo spettacolo del maschio che svolazza impaziente e determinato fra i cespugli guidato dal suo “radar” prodigioso e col pensiero non possiamo che augurargli di avere successo.

Documentare fotograficamente le varie fasi di sviluppo di questa specie è stato possibile grazie al ritrovamento di una dozzina di piccoli bruchi, ancora di colorazione nera, raggruppati su di una foglia nel roveto sotto casa.

Il rovo è un arbusto comune lungo i sentieri, nelle siepi e nelle macchie. Con fusti lunghi e ricadenti, muniti di spine, è considerato un infestante in quanto tende a diffondersi rapidamente e si eradica con difficoltà, ma fornisce un prezioso nutrimento a moltissimi animali. La fioritura, che parte da fine aprile, attira numerosi insetti impollinatori, tra cui api e farfalle. I frutti, le more, conosciuti da tutti e raccolti da molti, sono un cibo ghiotto per tassi, volpi, piccoli roditori e uccelli. Le foglie infine offrono riparo per la nidificazione e alimento a numerosi animali dai caprioli agli insetti, tra i quali i bruchi di pavonia minore, anche se non si tratta dell’unica pianta nutrice di questa specie.  Si è rivelato molto interessante seguire tutto il ciclo vitale di questa falena. Grande è l’emozione e il senso di meraviglia che si prova nell’assistere a questo miracolo della natura e nel vedere compiuta una così radicale trasformazione.

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