
di Angela Tozzi
Di giorno sono insegnanti, studenti, ingegneri, biologi, genitori… ma all’alba pattugliano le spiagge della Maremma alla ricerca di tracce di tartaruga marina e al calar del sole sorvegliano i nidi fino alla schiusa.
Le tartarughe marine comuni (Caretta caretta) nidificano da sempre lungo le calde coste meridionali italiane, in particolare in regioni come la Sicilia e la Calabria. Negli ultimi anni, tuttavia, la crisi climatica ha iniziato a modificare le loro abitudini. L’aumento delle temperature minaccia lo sviluppo degli embrioni e altera il rapporto tra i sessi dei nascituri disequilibrando la specie. Le femmine si spingono progressivamente sempre più a nord, verso coste non sempre adatte alla nidificazione.
Dal 2021 la Toscana ha registrato un forte aumento del numero di nidi, ma molte spiagge sono tutt’altro che ideali: sabbie troppo compatte, elevata antropizzazione e litorali frammentati offrono alle tartarughe poche possibilità realmente favorevoli. A queste difficoltà si aggiungono le numerose minacce non solo naturali, ma anche di origine antropica che i piccoli devono affrontare una volta raggiunto il mare.
Per far fronte a questa situazione, i volontari esperti dell’associazione TartAmare monitorano l’attività di nidificazione per tutta la stagione riproduttiva. Conciliare queste attività con la vita quotidiana può richiedere sacrifici e poche ore di riposo, ma i volontari sono motivati da un forte senso di responsabilità verso questi animali. Grazie a loro nell’ultima stagione ben 557 piccoli hanno raggiunto il mare.
La giornata mondiale delle tartarughe marine segna per la toscana anche l’arrivo di una nuova stagione di nidificazione e il rinnovo dell’impegno nella protezione degli esemplari che arrivano a nidificare sulle nostre spiagge e delle loro uova.





Dopo circa due mesi trascorsi sotto la sabbia, i tartarughini affrontano il tratto più faticoso della loro vita: pochi metri che li separano dal mare. Durante la schiusa, i volontari utilizzano luci rosse, meno percepibili dai piccoli, per ridurre il disturbo e guidarli in sicurezza verso le onde. Solo una minima parte dei neonati sopravvivrà fino all’età adulta, rendendo ogni schiusa un evento prezioso.




