
di Andrea Nocera
Da circa quindici anni il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna porta avanti progetti di tutela e monitoraggio dei chirotteri. Mammiferi spesso screditati e snobbati. Questi progetti offrono la possibilità ai volontari di trascorrere qualche giorno nelle Foreste Casentinesi per conoscere e tutelare la biodiversità.
Volontari della foresta
Da circa un’ora camminiamo nel silenzio del bosco. Il buio della notte è smorzato da poche stelle che fanno capolino tra fori di nuvole meno dense. Ci muoviamo in fila indiana, facendo attenzione a non produrre rumori, mentre i fasci di luce di due torce frontali scandagliano l’ambiente circostante. Abbiamo deciso di tenerne accese solo due, in testa e in coda alla fila, per ridurre al minimo il nostro impatto luminoso. Alti tronchi, ruvide cortecce, scricchiolanti tappeti di foglie; siamo circondati da un’avvolgente alternanza di abeti, faggi e latifoglie miste che respirano nella notte. Aspettiamo in silenzio, lungo l’argine di uno stagno ingombro di canne; le onde luminose delle torce sprofondano nell’acqua. Finalmente qualcosa si muove e due piccoli tritoni si dileguano alla ricerca di un riparo. Intanto dal cielo, il canto profondo di un allocco maschio riempie il silenzio, in attesa della risposta della femmina nelle vicinanze. La vita dell’ecosistema si percepisce, odora, tasta. E di certo la foresta percepisce noi.
Il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna copre circa 36 000 ettari tra Toscana ed Emilia Romagna. Le sue foreste sono tra le più estese e meglio conservate d’Italia, con la presenza di boschi vetusti che ospitano una ricca biodiversità. Per qualche giorno sarò ospite del Parco e della cooperativa In Quiete, insieme a un folto gruppo di volontari di età e professioni diverse. Dal 2014 la cooperativa si impegna per valorizzare gli aspetti naturalistici e storico-culturali del territorio, promuovendo un turismo responsabile e sostenibile, oltre ad attività di educazione ambientale. In specifici periodi dell’anno organizza per conto dell’Ente Parco dei turni di volontariato di breve durata su tematiche diverse (https://www.parcoforestecasentinesi.it/it/vivi-il-parco/attivita/volontariato-nel-parco). Questo è uno di quei preziosi momenti.
Per qualche giorno prenderò le distanze dalla frenesia urbana a cui sono abituato, da strade congestionate di automobili, clacson assordanti e smog. Mi immergerò nella foresta per assaporarla e conoscerla meglio, ma soprattutto mi concentrerò su alcuni animali a cui non avrei mai immaginato di avvicinarmi: i pipistrelli.

Raccontare i pipistrelli
Il turno di volontariato di febbraio è dedicato al monitoraggio e alla tutela dei chirotteri, il vasto ordine a cui appartengono quei mammiferi volanti che siamo soliti chiamare “pipistrelli”. Quando ho comunicato ad alcuni amici e parenti che sarei partito per occuparmi di questi animali, come potete immaginare ho assistito a un repertorio piuttosto divertente di facce perplesse o di esclamazioni di incredulità. E non fatico a comprenderne le motivazioni. Non posso certo dichiararmi un appassionato di pipistrelli e come per molti, la mia conoscenza si limitava a quella narrazione spesso grottesca che li descrive come brutti e pericolosi. Pipistrelli che si attaccano ai capelli, succhiano il sangue e trasmettono malattie infettive, sono solo alcune delle nozioni più celebri e per lo più infondate che questi mammiferi devono sopportare. Forse, quella di Batman è la storia più avvincente e positiva che li riguardi, ma sono stati proprio loro la causa degli incubi e delle paure del giovane Bruce Wayne. Anche in quel caso, dunque, avevano una nomea non proprio positiva. Era l’occasione perfetta per saperne qualcosa in più e mettere a tacere tanti anni di calunnie nei loro confronti.

Arrivati nella sede del Parco a Pratovecchio, Davide Alberti, naturalista e dipendente del Parco, ci accoglie con un’appassionata lezione introduttiva. Sebbene non si occupi nello specifico di chirotteri, ci tiene subito a difenderli, non solo nel loro habitat ma anche con le parole.
«I pipistrelli sono un gruppo poco considerato dal grande pubblico. Generano poco interesse e possono sembrare brutti. In realtà si tratta di un gruppo molto importante dal punto di vista numerico, ma anche ecologico. Rappresentano circa il 20% di tutte le specie di mammiferi viventi e svolgono un ruolo cruciale per l’equilibrio degli ecosistemi. I pipistrelli, infatti, sono per la maggior parte insettivori nelle zone temperate e ogni giorno mangiano una quantità di insetti pari al 50-75% del proprio peso corporeo. Per questo sono fondamentali per tenere sotto controllo le popolazioni di insetti che danneggiano le colture agricole. Diversi studi affermano che la presenza di pipistrelli riduca l’uso di pesticidi, generando un impatto positivo sulla salute umana. I chirotteri purtroppo sono vittime di una narrazione spesso distorta. Dopo il Covid-19 è aumentata la preoccupazione nei confronti di questi animali, ma gli esperti tengono a sottolineare che non c’è nessun pericolo sanitario associato alla loro presenza. Non sono loro il problema. Così come dobbiamo fare attenzione a non incorrere nell’errore contrario, fabbricando storie positive per farli amare da noi umani, come quelle sul contributo che possono fornire nella “lotta” contro le zanzare. È vero che mangiano le zanzare, ma si nutrono di molti altri insetti».
Come inizio mi è sembrato davvero promettente e mi è parso di intuire che la cattiva fama che li perseguita sia legata all’aspetto, piuttosto che a presunti comportamenti. Davide continua illustrandoci alcune delle caratteristiche principali dei chirotteri e fornendoci alcuni strumenti basilari per comprenderli e riconoscerli. Orecchie giganti o minuscole, unite alla base o separate, code oblunghe e sporgenti o impercettibili, nasi segnati da disegni fogliari. Ogni specie è l’esito di caratteri selezionati dall’evoluzione avvenuta in milioni di anni. Nel parco, però, la teoria deve uscire dai banchi di scuola ed essere messa in pratica.

Ultrasuoni, grotte e colonie
Le abbondanti piogge della mattinata ci danno qualche ora di tregua. L’aria è appesantita da una densa umidità che si deposita sui vestiti, il terreno è zuppo. Il tempo ideale per funghi e lumache, ma non per esseri umani freddolosi. Grazie a Stefano Severi, una delle Guide Consigliate del Parco e nostro punto di riferimento in questi giorni di esplorazione, abbiamo trovato riparo per qualche ora all’interno del Santuario Francescano della Verna. Si tratta di uno dei siti sacri più importanti d’Italia e probabilmente anche del mondo. Qui Francesco ricevette le stimmate e ogni giorno da circa seicentocinquanta anni i frati francescani eseguono con una dedizione encomiabile la Processione dell’ora nona. Alle tre di ogni pomeriggio percorrono il tragitto che va dalla Basilica alla Cappella delle stimmate, passando attraverso un lungo corridoio che ripercorre i momenti della vita del Santo.
Il santuario e i momenti trascorsi al suo interno sono suggestivi, ma l’impegno di volontari ci attende. Nei dintorni, infatti, il bosco presenta alcune grotte che potrebbero ospitare colonie di pipistrelli. Il nostro compito è di ispezionarle e segnalare la presenza di individui, qualora ce ne fossero. Il monitoraggio dei chirotteri è un’attività che il Parco ha incrementato negli ultimi quindici anni attraverso progetti che mirano a comprendere quali specie abitino l’ecosistema, di quanti individui si tratti, quale sia il loro stato e l’impatto che fattori ambientali o antropici hanno sulle popolazioni.
Per monitorare i chirotteri esistono diversi modi, più o meno invasivi ed efficaci. Uno di questi è il rilevamento bioacustico, che sfrutta la capacità dei pipistrelli di emettere ultrasuoni. Si tratta di onde sonore emesse tramite la bocca o il naso, che servono a ricostruire in tre dimensioni l’ambiente circostante, come un vero e proprio radar ad alta precisione. Ogni specie ha vocalizzazioni diverse che vengono registrare attraverso dei bat detector (registratori) che trasformano gli ultrasuoni in frequenze udibili dagli umani. In seguito alcuni software sono in grado di identificare la specie osservata, anche se non sempre questo è possibile. Altri metodi riguardano le catture effettuate con reti molto fini e il conteggio nei rifugi, in particolare sottotetti, cantine, edifici abbandonati e grotte. Quest’ultima metodologia è quella che stiamo utilizzando noi, o almeno ci stiamo provando. Da subito, però, ci avvertono che sarà molto difficile vedere dei chirotteri, ma non si può mai dire.
«In inverno i pipistrelli sono in letargo (“ibernazione”) – ci racconta Davide – svernano per lo più in grotta perché hanno bisogno di temperature costanti, raramente vicine agli 0 °C e mai al di sotto. Per questo nei mesi più freddi gruppi di pipistrelli molto diversi, provenienti da svariati chilometri di distanza, possono ritrovarsi insieme in ambienti riparati come grotte, ex miniere e costruzioni antropiche sotterranee. Quando sono in letargo, i chirotteri abbassano il metabolismo e calcolano l’energia necessaria per arrivare a svernare in primavera. Si tratta di una fase delicata, se vengono disturbati potrebbero riattivarsi, perdendo energia, col rischio di non arrivare alla fine dell’inverno. In primavera e in estate, invece, cambiano habitat. Da fine febbraio iniziano a uscire dalle grotte, spostandosi negli ambienti che useranno per il resto dell’anno. Ogni specie ha esigenze diverse: bosco, pascoli e città. Inizia così un momento importante del ciclo di vita, cioè i parti. Da maggio in avanti, le femmine si uniscono in gruppi in modo da partorire insieme e allevare i piccoli. Ogni specie usa i rifugi che più preferisce: fabbricati, case abbandonate, alberi habitat scortecciati o altri luoghi. In questo periodo il disturbo alla colonia è assolutamente da evitare. Tra settembre e ottobre, invece, comincia la stagione degli accoppiamenti e maschi e femmine si ricongiungono».
L’ingresso della grotta è incastonato tra rocce ricoperte di muschi verde fluorescente e tronchi maculati su cui crescono funghi giallognoli e gelatinosi che portano il singolare nome di burro delle streghe. La cavità sotterranea è profonda meno di una decina di metri. Per arrivare fino in fondo è necessario accovacciarsi e procedere quasi a carponi, facendo attenzione a non toccare le pareti e a fare meno rumore possibile. Le torce illuminano una roccia che gronda umidità, ma a mano a mano che si arriva al cuore l’ambiente diventa più asciutto. Ammiro un mondo nascosto e inaccessibile, mi domando cosa possa essere la vita in un posto come quello. Non ho una risposta, ma potrei capirlo studiando i caratteri e i comportamenti delle specie che abitano quelle viscere. Sfortunatamente, però, non c’è traccia di pipistrelli, ma solo di qualche ragno Meta menardi delle grotte, che sembra poltrire sonnacchioso nei suoi anfratti. Dopo qualche minuto riemergiamo nel nostro mondo, fatto di alti fusti, foglie e cieli plumbei. Sembra che il mio incontro con i chirotteri dovrà essere rimandato.


Ascoltare un volo
Il turno di volontariato è quasi terminato, ci lasciamo alle spalle il Santuario della Verna per fare ritorno alla foresteria dove siamo ospitati. Ormai è sera e un vento leggero tenta di diradare il cielo, prospettando quella che sembra a tutti gli effetti una tregua momentanea. Dal giorno successivo ricominceranno le piogge. Nell’oscurità che cala, un gruppo di daini si affaccia fin sul ciglio della strada immobilizzandosi al nostro passaggio. È sorprendente quanto possano muoversi silenziosamente e arrestarsi all’improvviso, senza produrre il minimo rumore, per poi dileguarsi velocemente nel bosco. Nel parco ogni incontro è inaspettato e questo è uno degli aspetti più meravigliosi dell’esperienza. Se ne avessi bisogno, la mia impressione viene confermata pochi attimi dopo. Arrivati sulla soglia d’ingresso della foresteria, veniamo incuriositi da un movimento elettrico e alziamo gli occhi al cielo. Eccoli lì, due pipistrelli volteggiano nel buio compiendo traiettorie frenetiche e precise per rifugiarsi in qualche anfratto del sottotetto. Immediatamente una volontaria estrae dalla giacca un bat detector artigianale e comincia a registrare. I suoni che riceviamo somigliano a veloci clik o ticchettii in rapida sequenza con intensità diverse. Ascoltarli è straordinario, siamo di fronte a una sorta di conversazione cifrata tra altre forme di vita e il mondo. Mi convinco ancor di più che il nostro pianeta sia impregnato di dialoghi impercettibili o inascoltati, dovremmo solo prestare maggiore attenzione per riuscire a coglierli.
Mentre i due pipistrelli volteggiano sopra le nostre teste, rimaniamo qualche minuto a osservarli in contemplazione, grati di questo ulteriore “dono” che la foresta ci ha concesso. È un po’ presto per loro, dovrebbero essere ancora in letargo, speriamo che resistano al calo delle temperature dei prossimi giorni. Per ora li ammiriamo mentre volano nella notte e ascoltiamo le loro conversazioni, che forse raccontano di storie di pipistrelli che in fondo non sono così brutti e cattivi, ma parlano di intere vite da esplorare.
Bibliografia
M. Ruocco, D. Alberti, M. Bertozzi, T. Campedelli, L. Cangini, C. Pedrazzoli, Sinergie per la biodiversità: conservazione dei chirotteri in due Parchi dell’Appennino Settentrionale, in «Reticula», n.40, 2025, pp. 104-115.


