Il Piccolo Grande Mondo

di Stefano De Maio


La Macrofotografia è uno stile di fotografia di cui spesso sentiamo parlare ma che si diversifica tra mille soggetti, animati e non. E ho sempre sentito storie molto deludenti su di essa perché crea già delle definizioni: sono solo insetti, sono solo piccole cose e le vediamo ogni giorno… Ma è davvero così?

Bisognerebbe già creare una distinzione sul significato della parola “Vedere” che spesso viene intesa come comprendere, contemplare, vivere, ma non è questo il significato base del termine. Vedere è percepire con la vista.

Ed ora che lo sappiamo, abbiamo quindi creato una base per partire con la fotografia in generale. Noi fotografiamo quello che vediamo. Esatto. Bello. Basta? No, vedere è una delle cose che diamo più per scontato. La fotografia non è vedere e fare click: è vedere, amare, creare, comprendere e poi scattare. Il fotografo vive la fotografia che scatta come un completamento di un pensiero mentre chi guarda la fotografia può pensare a due cose: cosa voglia dire il fotografo e cosa invece voglia dire per lui.

La fotografia Macro non è solo fotografare un insetto, un fiore, un chiodo su un’asse di legno ma è capire un macrosistema con la sua dolcezza e la sua pericolosità, è valorizzare quel fiore nascosto tra i rovi e raccontare con nostalgia la storia di quel chiodo piegato su quell’asse, magari in quella casa abbandonata da chissà quanti anni.

Ma quindi cos’è la macrofotografia? È la ricerca della felicità, del mondo più cruento che esista e dei colori pastello o brillanti che non possiamo vedere da lassù dove abbiamo gli occhi. È valorizzare quello che ogni giorno vediamo, ma che raramente viviamo.

Ed è per questa ricerca del piccolo, del minuscolo che mi sono appassionato a questo genere di fotografia.

La storia parte del movimento, dal non stare mai fermi, da quella agitazione moderna che istiga ognuno di noi a vivere ogni emozione in modo superficiale e passeggero. È la società moderna che ci abitua a questo modus operandi? Diciamo che se ti abitui a seguire la società senza ambientarti in essa, questa ti risucchierà in quel modo. Ma io ho deciso che la mia emotività, la mia iperattività, andassero imbrigliate in maniera diversa. E cosa c’è di migliore della macrofotografia, che ti obbliga a sederti, concentrarti per farti tornare sulla strada giusta?

Così mi sono seduto, letteralmente, su un prato e ho notato che in un metro quadro si ha così tanto da fotografare, e così la mia iperattività si è dovuta scontrare con la mia anima, imbrogliata dalla calma e dal rumore del vento. E avevo sentito l’agitazione dire solo: “WOW…”.

Da qui le prime foto, i primi successi, le prime mostre, i primi premi. La sensazione che queste piccole cose che fotografavo fossero molto più grandi di quello che si potesse pensare.

Credo che la varietà delle esperienze sia fondamentale per arricchire la vita e crescere come persone migliori. Io ho iniziato scrivendo racconti, aforismi, storie e sono passato a fare foto a minuscole cose cercando di difendere quel mondo che mi aveva dato così tanta felicità.

La felicità si nasconde nei dettagli del quotidiano. Ad esempio, osserviamo spesso insetti come le api senza coglierne l’importanza reale: creature essenziali per l’equilibrio della natura, ma anche affascinanti quando le si guarda da vicino. Ma sono tutte uguali? Tutte fanno il miele? Eh no, molte sono più solitarie di quello che si immagina e non producono affatto miele.

Le api mellifere sono le più conosciute, e quando vado nelle scuole sono i bambini dirmi che producono il miele. Quindi chiedo loro se sanno come lo producono e la risposta è sempre molto difficile da dare. Così, cerco di semplificare il tutto dicendo che le api volano verso i fiori e raccolgono il nettare, lo portano ad altre api che aggiungono delle sostanze masticandolo (e qui la faccia è spesso sorpresa) e che questa masticazione aggiunge un enzima che serve per poter dare il via alla produzione nei favi, cioè piccole celle, del miele.

Incredibile. Un lavoro di squadra e innato che sembra una complessa industria che sta producendo un’automobile sofisticata. Puro istinto.

Ma non tutte le api producono il miele! Alcune sono delle ottime impollinatrici e vivono sotto terra, come le osmie, o come i bombi. E specialmente non solo le api sono impollinatrici! Pensate alle farfalle o alle coccinelle, ad esempio.

Apeluche , un po’ ampe un po’ peluche (probabile osmia). 
Canon EOS 550D 100 mm macro2.8
f 5,6, 1/1000 sec iso1600
Il cuore dietro la farfalla: Polyommatus icarus.
Canon EOS 550D 100 mm macro2.8

f/4, 1/500 sec iso 800
Le pennellate del vento. Coccinella septempunctata.
Canon EOS 550D 100 mm macro2.8
f3,2 1/640 sec iso 800

Mi sono imbattuto in questa osmia che, come spesso dico nelle scuole, sembra un piccolo peluche disteso su un filo d’erba. Ve la posso dire tutta? Stava tremando tantissimo.

E perché? Le ali erano in modalità “motori accesi” perché l’ape in questione era così piena di polline da non riuscire a volare e la vibrazione perpetua serve per poter ripulire le ali dal polline e ricominciare a volare. Una forma intelligente di pulizia per poter sopravvivere in situazioni critiche. Fantastico.

E andiamo verso la conclusione di questo viaggio, con un’altra curiosità sorprendente: lo sapevate che anche certe vespe producono il miele? Certo, non è zuccherino come quello delle api, e non ne producono così tanto, però lo producono.

L’ape con l’ombrello.
Canon EOS 7D Mark II
f/3,5 1/400 sec iso 1600
Curiosità: un’ape con un piccolo seme di un soffione.
Ape Legnaiola
Canon EOS 7D Mark II
f/3,2 1/640 sec so640
Curiosità: Lo sapevate che è l’ape con il pungiglione più grande e al contrario dell’ape mellifera non lo perde?
Bombo.
Canon EOS 550D
f2,8 1/1600 sec iso1600
Curiosità: una delle api più impollinatrici.

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