Quando vediamo della rosura di polvere di legno vicino a una gamba di un mobile antico, la prima nostra espressione è: “qui ci sono i tarli o le termiti”. Una cosa che facevo da bambino in questi casi era quella di mettermi vicino alle piccole fessure con l’orecchio, in silenzio, per sentire il ticchettio o il rosicchiamento del legno prodotto dal tarlo.
Tarlo, proprio perché i fori che vediamo nel legno di un mobile vecchio sono fatti solo dal tarlo quando sfarfalla ed esce fuori dai buchi, e mai dalle termiti, che sono tutt’altro insetto: mentre i tarli sono coleotteri, le termiti appartengono alla famiglia degli isotteri e sono una specie sociale che vive in gruppi con numerosi individui.

Le termiti sono molto piccole, a volte parliamo di pochi millimetri, e vivono in colonie molto ben organizzate, come le api e le formiche per intenderci, ma nonostante le loro esigue dimensioni hanno un ruolo cruciale negli ecosistemi del nostro pianeta.
Si possono trovare in diversi ambienti nel mondo, dalle foreste tropicali e subtropicali fino alle regioni aride o temperate, a volte anche in zone urbane tramite il trasporto di materiali per l’edilizia.
Sono insetti xilofagi, e cioè amano mangiare il legno; non hanno colori vistosi, di solito possiedono livree molto pallide, spesso con tonalità giallastre e con un esoscheletro di consistenza molle. Ma nonostante la loro poca appariscenza hanno un ruolo importante nel riciclare i residui organici e il materiale vegetale come la cellulosa che ricavano dal legno, convertendola per loro in energia ma, per l’intero ecosistema, in suolo fertile, grazie alla frantumazione di tutta questa massa che libera più facilmente i nutrienti nel terreno.

Questi isotteri si alimentano principalmente con la cellulosa che ottengono dal legno, ma può capitare anche che si cibino di vecchie esuvie, come di soggetti oramai morenti o uova danneggiate, e quindi parliamo di organismi onnivori.
Questi artropodi hanno un divisione sociale molto complessa: ogni elemento ha un ruolo importantissimo per la sopravvivenza della colonia, suddivisa in caste, con al vertice un re e una regina, che sono i responsabili per la riproduzione. Poi ci sono gli operai che si prendono cura delle uova, costruiscono le gallerie, trasportano i vari materiali vegetali e il cibo, e che in fondo fanno la maggior parte del lavoro. Infine troviamo i cosiddetti soldati, con mandibole più sviluppate e che entrano in gioco nella difesa contro i vari predatori.
Le termiti comunicano tra loro mediante i feromoni, questo metodo è un sistema molto efficiente, che viene utilizzato per segnalare tante cose, tra cui la presenza di cibo da recuperare, un pericolo imminente, i percorsi da fare oppure anche per inibire comportamenti non idonei nella colonia, per mantenere così un’armonia in tutto il termitaio.

Per costruire il loro nascondiglio utilizzano vari materiali che trovano in natura, ma la caratteristica più importante è quella data dalla presenza di tante gallerie nascoste nel buio, perché sostanzialmente le termiti sono lucifughe, quindi non amano la luce, e proteggersi dall’esterno è fondamentale. A questo servono i tantissimi tunnel, che proteggono le termiti anche dalla disidratazione che potrebbero incontrare fuori dal nido, grazie ad un microclima specifico mantenuto all’interno del termitaio.
La struttura del loro lavoro, degna di una bravo architetto, può sembrare solo un ammasso di fori qua e là. Contrariamente, si tratta di un lavoro molto preciso: sono presenti cunicoli per camminare, camere per le uova, la stanza per il re e la regina, luoghi per le provviste di cibo, ma anche spazi per il famoso fungo che questi insetti coltivano come nutrimento, oltre che piccoli magazzini dove mettere i soggetti morti che possono essere utilizzati in futuro. Il tutto è perfettamente costruito anche per creare al suo interno una umidità ideale per la sopravvivenza della colonia.
Un fattore molto interessante è quello che nel nido, grazie a questo suo particolare microclima, vivono anche altri insetti denominati Termitofili, come collemboli, miriapodi, coleotteri ecc., che si sono adattati a vivere con il tempo in simbiosi con le termiti. Quest’ultime, infatti, non si sentono affatto minacciate perché alcuni di questi insetti secernono delle sostanze molto gradite a questi isotteri.

L’ordine delle termiti è molto vasto, le specie ad oggi conosciute sono oltre 2000, e questo numero è probabilmente una sottostima dovuta al basso numero di specialisti che studiano questi animali e al fatto che la ricerca di questi insetti è anche abbastanza difficile, sia per le loro piccole dimensioni ma anche per lo stile di vita prevalentemente sotterraneo di molte specie: trovarle non è affatto facile.
In Italia sono presenti tre specie di termiti, Reticulitermes lucifugus con alcune sottospecie, Reticulitermes urbis e Reticulitermes flavipes, quest’ultima è una specie alloctona americana arrivata purtroppo in alcune località italiane.
A oggi, con la mia nuova scoperta possiamo affermare che le specie nel nostro paese salgono a quattro, con l’arrivo di Reticulitermes aegeus.

Il ritrovamento di questa nuova specie per l’Italia è avvenuta a Venezia, più precisamente nei giardini di Papadopoli. Questa scoperta non è solo importante per il nostro paese perché si aggiunge una nuova specie in Italia, ma anche perché si tratta di un ritrovamento di una specie distribuita in tutt’altro luogo: Grecia, Cipro, Ankara. Trovarla nella laguna di Venezia, quindi, può sembrare insolito, perché il clima continentale presente nel nostro paese sembrerebbe meno adatto alla vita di questa specie.
La scoperta è avvenuta mentre mi trovavo in un giardino pubblico facendo delle ricerche su alcuni invertebrati. Avevo notato in una zona nascosta delle tracce riconducibili alla presenza di termiti vicino a un vecchio albero di Bagolaro. all’inizio avevo pensato a delle formiche perché anche loro creano dei nidi sotto le cortecce di legno formando a volte delle piccole rosure nel legno, e non immaginavo che potessero essere presenti questi isotteri proprio in questo luogo, ma il mio stupore è nato dopo aver tirato su dei pezzetti di legno e aver trovato delle termiti che cercavano di scappare dalla luce.
Un tempo, al posto dei giardini di Papadopoli era presente il monastero di Santa croce. All’epoca, la zona era abitata da alcune monache clarisse, ma dopo alcune rappresaglie napoleoniche il monastero venne chiuso nei primi anni dell’Ottocento.
Poco dopo il monastero fu completamente demolito, venne in seguito costruito alcuni anni dopo il parco di Papadopoli, fondato nel 1834 e presente fino a giorni nostri.
Il ritrovamento di questa specie nel nostro paese è del tutto nuova ed è oltretutto avvenuto in un contesto di un parco pubblico in un’area semi-naturale. Possiamo quindi escludere una recente introduzione accidentale tramite legnami importati per il rifacimento di strutture urbane o private? Certamente può apparire strano come sia arrivata questa specie sulla nostra penisola, e non si può escludere che la causa sia proprio da imputare all’uomo. In passato, quando fu strutturato il parco, il giardino apparteneva a una famiglia cretese che potrebbe aver importato le termiti per sbaglio tramite piante, proprio dal paese d’origine della Reticulitermes aegeus.

Ad oggi non sappiamo se potrebbe essere una specie in espansione, ma questo primo dato certamente potrà essere utile per tener monitorata questa specie nella laguna di Venezia.
Infine, per spezzare una lancia in favore di questo genere di animali, possiamo ricordare che da un recente studio scientifico è emerso come le termiti possono in alcuni casi ridurre l’effetto dei cambiamenti climatici, grazie al microclima interno al termitaio, in grado di rendere il terreno intorno al nido molto più fertile e protetto dalla siccità, mantenendo un’umidità più elevata e stabile, proprio in quelle zone dove ci sono periodi di aridità nel suolo.
Forse ci stiamo redendo conto in questi ultimi anni dell’importanza che hanno gli insetti per il nostro pianeta, specialmente quelli sociali: senza api non potrebbe esserci la vita sulla terra, ma a questo punto direi che anche le termiti non sono da meno.




