Sotto i piedi di tutti: la fotografia nelle pozze di marea

di Luca Paoletti


L’estate anconetana è caratterizzata da un continuo calpestio, forti schiamazzi, corse sfrenate e risate. È il suono del Passetto che si rianima, un’energia contagiosa che risuona lungo la falesia.

Qui, tra un tuffo e un telo steso sulla bianca e frastagliata roccia, centinaia di piedi camminano incerti verso il mare, ignari che proprio sotto quel calpestio si nasconde un mondo sconosciuto, dove il tempo scorre con un ritmo diverso. Mentre in superficie regna il caos festoso dei bagnanti, spesso sono proprio gli occhi più curiosi e attenti dei bambini a scorgere dei piccoli specchi d’acqua incastonati nella scogliera. Sono le pozze di marea, ecosistemi in miniatura che rappresentano degli importanti ambienti di transizione, o ecotoni, in grado di mettere in comunicazione il mare e la terra. La loro presenza è associata alle escursioni di marea lungo le aree costiere che caratterizzano la zona intertidale.

Se la linea dell’alta marea segna il confine tra l’ambiente terrestre e quello marino, è il ritrarsi del mare a svelare le pozze di marea.

Alla base della falesia, il Passetto è caratterizzato da una scogliera sub-orizzontale che si protrae verso il mare con delle “lame” rocciose; dove l’azione del mare ha scavato le rocce sedimentarie, costituite principalmente da marne e calcari, andando a formare degli invasi. Durante la bassa marea, l’acqua rimane intrappolata nelle cavità, dando vita a sistemi temporaneamente chiusi, mentre l’alta marea ripristina le condizioni di partenza, mettendo di nuovo in comunicazione il tutto. Talvolta, anche in presenza della bassa marea le pozze possono formare dei sistemi semi-chiusi, dove viene mantenuta una parziale connessione con il mare.

Le maree sono un fenomeno complesso, la cui influenza deriva principalmente dall’attrazione gravitazionale della Luna e del Sole. Il Mar Mediterraneo, essendo un mare “chiuso”, è caratterizzato da una ridotta escursione delle maree, che nell’Adriatico centrale oscilla tra i 30 e i 40 cm. Le pozze possono avere forme e profondità diverse, spesso tra i 5 e i 40 cm; la loro differente distanza dalla riva crea un gradiente di isolamento che le rende uniche le une dalle altre, andando ad ospitare micro-habitat estremamente diversificati. In questi ambienti, la biodiversità affronta sfide estreme: 

  • Resilienza alla disidratazione: la bassa marea espone gli organismi marini all’aria, una condizione potenzialmente letale. Per sopravvivere, quest’ultimi devono essere in grado di prevenire la disidratazione, tollerarla o entrambe le cose. Le specie in grado di muoversi cercano rifugio nelle pozze o in zone umide; mentre gli organismi sessili, incapaci di spostarsi, mostrano straordinarie capacità di adattamento. Ad esempio, Il pomodoro di mare tende a chiudersi su sé stesso durante il giorno; se esposto all’aria, è solito trovarlo in zone umide e/o in costante ombra. Specie come i mitili (cozze) possono chiudere in maniera ermetica le valve, preservando l’umidità interna, mentre le patelle o i chitoni possono aderire al substrato talmente saldamente da isolarsi dall’ambiente esterno. Molte alghe crescono solitamente rispettando l’escursione di marea o la zona umida, diventando il rifugio ideale per molti altri organismi.
  • Stress fisico-chimico: le condizioni meteo sono determinanti. Se la pioggia riduce la salinità, il sole estivo favorisce: l’evaporazione, l’aumento della salinità, della temperatura dell’acqua (35-45°C) e del metabolismo degli organismi, contribuendo a ridurre l’ossigeno disciolto e ad alterare il pH. Condizioni di stress estreme che solo organismi altamente specializzati possono tollerare.
  • Idrodinamismo: per queste specie la forza del mare è spesso ostile, portandole a dover resistere alle onde che si infrangono sulle rocce. Per impedire il distaccamento, alcune specie come i balani si fissano con una “colla” al substrato roccioso, mentre i mitili producono dei filamenti, il bisso. Molte altre specie, invece, sfruttano fessure e tane come barriere fisiche per ripararsi contro l’energia del mare.
  • Pressione predatoria: l’isolamento nelle pozze rende questi organismi vulnerabili, facilitando la predazione da parte di gabbiani, cormorani e altri trampolieri.
Spesso con dimensioni inferiori ai 15 mm, osservare i nudibranchi del genere Doto rappresenta una vera sfida.

Questi ambienti fungono da rifugio e nursery (asilo nido) per i nuovi nati di numerose specie e sono caratterizzati da una spiccata ciclicità stagionale. In primavera, le pozze esplodono di vita: lo sviluppo di alghe, la comparsa di idrozoi e di briozoi, e il brulicare di crostacei come granchi e gamberetti sono solo alcuni esempi di questo fermento, che attira a sé anche numerosi predatori. È il periodo riproduttivo che contribuisce alla massima biodiversità per l’intero sistema. L’estate inoltrata, al contrario, mette a dura prova la resilienza degli organismi. Le alghe verdi, meno resistenti alle condizioni ambientali, iniziano a degradarsi, lasciando spazio alle alghe corallinacee. Molte specie vagili abbandonano le pozze più superficiali per cercare condizioni ambientali più favorevoli. Infine, le forti mareggiate invernali esercitano un’azione di pulizia, rimuovendo le specie stagionali e “resettando” parzialmente il sistema. In questa fase, la biodiversità cala e le pozze sono dominate principalmente da specie sessili come balani, cozze, patelle, bivalvi perforatori e anemoni.

Di notte, il pomodoro di mare esplode in un’infinita di tentacoli di un rosso accesso, rivelandosi un abile predatore.

La macro-fotografia in un micro-ecosistema

La fotografia nelle pozze di marea non richiede conoscenze tecniche straordinarie, ma una profonda consapevolezza basata su un’attenta analisi delle maree, del vento e del moto ondoso. Monitorare questi parametri è fondamentale, se alcune specie come granchi e gamberetti sono presenze costanti, altre hanno abitudini più specifiche. Molti Blenniidae (bavose), ad esempio, sono attivi durante il giorno, mentre molti Heterobranchia, come i nudibranchi, sono più facili da osservare al crepuscolo o di notte. Una pozza che di giorno appare spoglia, di notte può esplodere di un giallo intenso per la presenza di anemoni del genere Aiptasia, che durante le ore di sole restano rintanati nelle fessure della roccia. 

Gli anemoni del genere Aiptasia rappresenta una presenza ricorrente nelle pozze di marea.

Per muoversi in sicurezza tra gli scogli e rimanere all’asciutto, è consigliato l’uso di una salopette da pescatore (o wader), guanti da sub, un abbigliamento adeguato (durante le uscite notturne fa molto freddo), una torcia (preferibilmente subacquea) e la fidata attrezzatura fotografica. Camminare sulla scogliera non è semplice, specialmente al buio: la superficie può risultare estremamente scivolosa, anche a causa della presenza delle alghe. Personalmente, posso assicurare che, se temete le cadute in montagna, quelle sulla scogliera di notte diventeranno il vostro nuovo incubo.

Per osservare la vita nelle pozze di marea è necessario avvicinarsi… e poi avvicinarsi ancora. Spesso le specie di interesse sono molto piccole, alcune non superano il centimetro (come nel caso di caprellidi o di molti Heterobranchia), e la fitta vegetazione algale può creare un ambiente tridimensionale dove la presenza di questi organismi può facilmente passare inosservata. Tuttavia, è fondamentale adottare alcuni accorgimenti. Immergere i piedi in acqua o compiere movimenti bruschi con la macchina fotografica non solo rischia di spaventare o danneggiare gli organismi, ma può anche sollevare il sedimento. In un sistema chiuso, la sospensione può compromettere la visibilità per lungo tempo, rendendo vana ogni attesa. Inoltre, è consigliato non spostare i sassi in quanto parte fondamentale dell’ambiente, spesso tana o rifugio per molte specie.

Nascosti tra le alghe, i caprellidi rimangono immobili in attesa di sferrare rapidi agguati a ignare prede.

Nelle pozze di marea, molti Heterobranchia raggiungono la massima presenza tra la fine dell’inverno e l’inizio dell’estate (solitamente tra febbraio e aprile). Sebbene con le dovute eccezioni, la maggior parte delle specie hanno abitudini notturne; nonostante l’uso della luce sia per noi fondamentale, per questi organismi può risultare una grande fonte di disturbo. In questo periodo, l’acqua può essere particolarmente fredda (8-12°C) e la combinazione di vento e umidità richiede una buona consapevolezza dei propri limiti fisici. Anche in queste uscite vale il consiglio “trova la preda e troverai il predatore”, ma spesso, prima ancora di guardare sul fondo, si deve osservare appena sotto il pelo dell’acqua. Infatti, queste specie sono in grado di sfruttare la tensione superficiale per spostarsi “sotto-sopra” lungo lo specchio d’acqua. Questa condizione crea una vera e propria sfida a livello fotografico, dove tutto si gioca nel non rompere questo delicato equilibrio quando si immerge l’attrezzatura. È indispensabile compiere dei movimenti precisi e calibrati, ogni piccola onda che si propaga può far spostare il soggetto o farlo “cadere” sul fondo. Trovare la giusta inclinazione per inquadrare il soggetto e guardare cosa si sta mettendo a fuoco vi farà sicuramente assumere le posizioni più disparate e impensabili. Il risultato? Una foto perfettamente specchiata, dove la simmetria crea uno scatto di straordinario impatto visivo.

La capacità dei nudibranchi di muoversi sfruttando la tensione superficiale è possibile osservarla esclusivamente nelle condizioni che si creano nelle pozze di marea.

Nel pieno della primavera è possibile osservare le altre grandi protagoniste delle pozze di marea: le bavose. I colori sgargianti e la forte territorialità, a cui si mescola una spiccata curiosità, le rendono tra i soggetti più affascinanti da fotografare. La nostra presenza può indurle a rifugiarsi inizialmente nella tana, ma basteranno pochi istanti perché tornino a osservarci e ad avvicinarsi.

Con l’arrivo dell’estate, l’osservazione dei blennidi o dei nudibranchi può essere ancora più interessante direttamente in mare, con l’ausilio di una muta. Qui si apre un mondo completamente diverso dove, con il progredire della stagione, diventa più facile incontrare le giovani seppie ancora nei pressi delle aree di schiusa. Ma questa è un’altra storia…

Una bavosa, al sicuro nella sua tana, scruta la presenza di possibili minacce.

Conclusione

Osservare le pozze di marea significa imparare a scorgere una bellezza che spesso ci sfugge. È un invito alla lentezza, al sedersi immobili e al guardare un universo di cui siamo gli unici testimoni. È un tornare a guardare con gli occhi di un bambino che si meraviglia davanti al segreto di una vita che danza tra la terra e il mare. È la bellezza che si cela in pochi centimetri d’acqua, portandoci facilmente a rivolgere lo sguardo verso il mare, fantasticando su quanto altro si celi ai nostri occhi.Alla fine, si tratta di custodire una bellezza che si trova proprio sotto i piedi di tutti.

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